Il Ritmo che Cura nasce dall'incontro tra il mio lavoro sulla consapevolezza, le emozioni e il corpo e una delle tradizioni più potenti della cultura del Sud: il tarantismo.
Nasce anche da una passione personale che coltivo da anni per la musica e la danza popolare salentina.
Un interesse che mi ha portata a conoscere e vivere da vicino questo mondo e ad avere l'occasione di danzare anche con alcuni importanti gruppi del panorama musicale salentino.
Nel tempo questa esperienza si è incontrata con le mie competenze di counselor e coach, dando origine a un lavoro in cui corpo, ritmo, emozioni e consapevolezza dialogano tra loro.
Nel tarantismo il "morso" non era soltanto qualcosa da eliminare.
Diventava il simbolo di una crisi che attraverso musica, ritmo, movimento, danza e partecipazione della comunità poteva finalmente trovare una forma, essere attraversata e trasformata.
Il corpo diventava parola.
Ciò che non riusciva a essere espresso poteva essere danzato, ascoltato, condiviso.
È da questa intuizione che parte il mio lavoro.
Dal morso alla consapevolezza
Anche oggi possiamo avere i nostri "morsi".
Un cambiamento, una paura, una perdita, una convinzione che ci limita, qualcosa che continuiamo a trattenere o un momento della vita nel quale sentiamo di esserci allontanati da noi stessi.
Il Ritmo che Cura utilizza il corpo, il movimento, il ritmo, la musica, la parola, il respiro e pratiche di presenza e consapevolezza psicocorporea per creare uno spazio nel quale fermarsi, ascoltarsi e riconnettersi.
Non è necessario saper danzare.
Non c'è una performance da realizzare e non esiste un movimento giusto.
C'è un corpo da ascoltare.
Un'esperienza, non una lezione
Il percorso può integrare:
- consapevolezza corporea;
- respirazione e presenza;
- musica e ritmo;
- movimento libero e danza;
- parola e narrazione;
- lavoro sulle emozioni;
- convinzioni e automatismi;
- esperienze individuali e di gruppo;
- momenti di condivisione e ritualità contemporanea.
Il gruppo diventa parte dell'esperienza: non spettatore, ma presenza che accompagna e sostiene il processo.
Perché alcune trasformazioni diventano più potenti quando non vengono vissute nell'isolamento.
Da questa ricerca nasce anche "Ego Te Incanto"
Il lavoro sul tarantismo, sul corpo e sulla trasformazione ha dato vita anche a Ego Te Incanto, un'esperienza performativa e partecipata nella quale parola, musica, danza e presenza si incontrano.
Il nome richiama antiche formule rituali di protezione: prima viene il riconoscimento del "morso", poi può iniziare il processo di liberazione.
In Ego Te Incanto non esiste una vera separazione tra palco e platea.
Chi partecipa viene accompagnato in un viaggio nel quale il corpo può diventare parola, il dolore può essere riconosciuto e ciò che era rimasto fermo può tornare a muoversi.
Un percorso simbolico che conduce dalla frattura alla presenza, fino a poter sentire nuovamente il corpo come casa.
Il significato della parola "cura"
Qui la parola cura non indica una terapia.
Significa prendersi cura di sé: concedersi uno spazio di ascolto, presenza, movimento e consapevolezza.
Il Ritmo che Cura non vuole riprodurre il rito tradizionale del tarantismo, ma raccoglierne una suggestione profondamente umana: ci sono momenti nei quali comprendere non basta. Abbiamo bisogno anche di sentire, attraversare e trasformare.
Un percorso che possiamo costruire insieme
Il Ritmo che Cura può diventare un workshop, un laboratorio esperienziale, un incontro di gruppo o un percorso articolato.
Può essere proposto ad associazioni, gruppi, enti, eventi e realtà che desiderano offrire un'esperienza diversa, nella quale corpo, emozioni, relazione e consapevolezza possano incontrarsi.
Durata, struttura e contenuti vengono costruiti sulla base del gruppo e dell'esperienza che desideriamo creare.